Fernand Braudel Center, Binghamton University

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272, 1 gennaio 2010

Preoccupazioni americane: prima la Germania, ora il Giappone?

 

 

La strategia geopolitica degli Stati Uniti dopo il 1945 si fondò su quella che sembrava una solida roccia – il controllo sui due nemici sconfitti nella seconda guerra mondiale, la Germania e il Giappone. A lungo ciascuno dei due paesi venne governato da un singolo partito conservatore – l’Unione Cristiano Democratica (CDU) in Germania e il Partito Liberal-democratico (LDP) in Giappone. I due partiti perseguirono una politica di stretta alleanza con gli Stati Uniti e di fedele appoggio alle sue posizioni geopolitiche.

Questo appoggio incrollabile cominciò a crollare prima in Germania. Per cominciare la CDU nel 1969 iniziò ad alternarsi al potere con il Partito Socialdemocratico il cui cancelliere Willy Brandt lanciò la Ostpolitik, cercando qualche sorta di distensione con l’Unione Sovietica. L’indebolimento dei legami tedeschi con gli Stati Uniti progredì lentamente fino alla significativa rottura del 2003, quando la Germania si alleò con Francia e Russia per respingere nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU la risoluzione appoggiata dagli USA che avrebbe costituito un avallo all’invasione americana dell’Iraq.

Niente di simile è accaduto a lungo in Giappone, fino al 31 agosto 2009, quando il Partito Democratico Giapponese (PDG), guidato da Yukio Hatoyama, ha cacciato dal potere l’LDP con un programma che includeva il ripensamento del rapporto “di subordinazione” del Giappone con gli Stati Uniti. Hatoyama nel 1996 aveva pubblicato un articolo in cui descriveva il Trattato di Sicurezza USA-Giappone come "un residuo della guerra fredda " e chiedeva lo svezzamento del Giappone dalla "dipendenza eccessiva" nei confronti degli Stati Uniti.

Da molto tempo c’era un contenzioso nei rapporti USA-Giappone, ovvero l’esistenza di basi militari americane a Okinawa e le condizioni che le governano. Per diminuire il disssidio gli Stati Uniti stavano negoziando con il precedente governo LDP un nuovo accordo che avrebbe trasferito alcune truppe americane (ma non tutte) dall’isola di Okinawa a Guam, e avrebbe spostato la base militare esistente in una zona di Okinawa più inaccessibile. Hatoyama tuttavia è sembrato desiderare che le truppe USA abbandonino interamente l’isola. Questa è stata l’idea espressa con forza da uno dei partner di coalizione del PDG, il Partito Socialdemocratico.

C’è stata una complicazione aggiuntiva. Proprio in questo momento è venuto alla luce un accordo segreto fra Stati Uniti e Giappone. Okinawa a partire dal 1945 era stata occupata dagli Stati Uniti e tenuta sotto il loro totale controllo. Gli USA poi nel 1972 accettarono la “reversione” dell’isola al Giappone, mantenendovi una base. C’era un problema. Gli Stati Uniti a Okinawa avevano armi nucleari. Il Giappone aveva una politica ufficiale dei "Tre principi non-nucleari" – non possedere armi nucleari, non produrne e non permetterne l’ingresso in Giappone. Questi principi ora avrebbero presumibilmente governato la base americana. Sembra tuttavia che il presidente Nixon e il primo ministro giapponese Eisaku Sato abbiano firmato nel 1969 un accordo che permetteva agli Stati Uniti di reintrodurre armi nucleari a Okinawa in caso di una “emergenza”. Dal momento che questa era una violazione diretta della politica ufficiale, fu tenuta segreta e conosciuta da pochissimi in Giappone.

Inoltre, dopo essere entrato in carica, Hatoyama ha versato benzina sul fuoco chiedendo pubblicamente la creazione di una Comunità dell’Asia orientale, che abbracci Cina, Corea del Sud e Giappone, ma non comprenda gli Stati Uniti.

La reazione iniziale americana a tutti questi eventi è stata di considerare la posizione di Hatoyama come la retorica di un governo "populista e inesperto", da non prendersi troppo sul serio. Però man mano che Hatoyama continuava a traccheggiare sulla proposta di un nuovo accordo per Okinawa, il governo USA ha cominciato a diffidare di lui sempre di più e a preoccuparsi delle implicazioni a lungo termine di quella che sembrava una svolta nella strategia geopolitica giapponese. Verso la fine di dicembre il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha convocato l’ambasciatore giapponese per dirgli recisamente che gli Stati Uniti sarebbero stati irremovibili sulle condizioni della proposta di nuovo accordo sulla base militare. Il Washington Post ora riferisce che gli Stati Uniti sono "irritati" con Hatoyama e considerano la posizione giapponese con ogni probabilità più “problematica” di quanto avessero pensato in precedenza.

È vero che il mese scorso i due principali quotidiani giapponesi, l’Asahi Shimbun e lo Yomiuri Shimbun, hanno pubblicato editoriali e articoli di opinione che mettevano in guardia contro questa rottura con gli Stati Uniti. Ma lo fecero anche i giornali conservativi in Germania quando questo paese si allontanava dall’allineamento totale con gli USA. Hatoyama è pur sempre politicamente sotto pressione all’interno perché freni il suo allontanamento dagli Stati Uniti, e quindi traccheggia. Ma traccheggiare non equivale a ripristinare stretti legami con un alleato che prima non si doveva preoccupare della lealtà delle sue “solide rocce”.

Attualmente si pensa che l’attuale governo conservatore sudcoreano condivida questo punto di vista americano sul Giappone. Tuttavia la presa di distanza dagli Stati Uniti della stessa Corea del Sud è cominciata molto tempo fa, e inizialmente sotto la guida del medesimo partito conservatore ora di nuovo al potere. Nel 2003 il governo sudcoreano ammise di aver arricchito in segreto per due decenni uranio e plutonio. Questo processo andò molto più avanti sulla via della creazione di armi nucleari in violazione degli accordi sulle ispezioni di qualsiasi cosa di cui sia accusato l’Iran. Questo non fu mai deferito al Consiglio di Sicurezza dell’ONU all’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ma rivela un certo grado di autonomia rispetto al semplice fare affidamento sugli Stati Uniti.

Se si combina quello che sta accadendo in Giappone e in Corea del Sud con la crescente assertività geopolitica della Cina, sembra estremamente probabile che il prossimo decennio vedrà un movmento considerevole verso la creazione della Comunità dell’Asia orientale di Hatoyama.

Man mano che Germania (e Francia) si avvicinano alla Russia, e Giappone (e Corea del Sud) si avvicinano alla Cina, gli Stati Uniti non possono più contare in alcun modo sulle due solide rocce sulle quali avevano costruito la loro strategia geopolitica come (ex) potenza egemonica del sistema-mondo.

Immanuel Wallerstein

Traduzione di Luca Tombolesi

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